Futuro, 2023
Bassorilievo materico, stucco e pigmenti
dim 100 x 150 cm
Cecilia Maraviglia
Immersioni nell'andarsene
La mostra
Progetto Daedalus, presso Studio di architettura rbsgroup.
L’allestimento di questa mostra - similmente a quanto abbiamo cercato di fare con gli altri artisti che abbiamo ospitato e prodotto - è incentrato più sul processo creativo della pittrice, Cecilia Maraviglia, di quanto lo sia sulle opere esposte, questi quadri così sfolgoranti di colore.
Abbiamo ricostruito fedelmente la sua stanza-laboratorio, con il suo tavolino, il suo cavalletto, i suoi rulli, i pennelli, le boccette di pigmento, i tubetti, gli strofinacci e il grembiule, prelevandoli da casa sua, nell’identica posizione che troverebbe chi andasse a trovarla, quasi a ricordare quelle case museo di grandi pittori passati, lasciate così come le avevano lasciate l’ultimo giorno, con l’ultimo pennello rimasto appoggiato al muro e le macchie di colore a terra. Ma in questo caso non è ricordo, bensì evocazione di un doppio presente, simultaneo e sospeso, in cui l’artista per esporre è privata del suo studio, e noi che guardiamo il suo studio, qui traslocato, la immaginiamo nell’atto di dipingere, sbirciamo nel suo antro magico.
È stato importante restituire questo teatro creativo, l’athanor d’alchimista, in cui avviene quella tortuosa vicenda che è l’esperienza del dipingere, non per sorprendere il visitatore con una mise en scène d’effetto, fine a se stessa, ma innanzitutto per raccontare e mettere nella forma qualcosa che specificamente attiene al racconto in prima persona del processo creativo che Cecilia fa apertamente, quando parla di questa avventura.
Ci è sembrato che distribuire sulle pareti spoglie le sue opere così variopinte e cangianti non fosse l’unico contributo che potevamo dare, considerato che chi osserva questi lavori li immagina sempre nella doppia funzione di opere in sé, avulse da un contesto, e di opere che vivranno in possibili contesti, spazi concreti come case, uffici, altre gallerie, e via dicendo.
Potevamo altresì raccontare a ritroso, dall’opera conclusa alla sua creazione, tutti i passaggi intermedi, tutte le fasi del suo racconto, andando ad incorniciare di proposito – con una cornice che racchiude la sua postazione e col sale bianco che spesso usa nei suoi quadri, a far da tela intonsa – l’atto e non il prodotto. Il transito dal caos interno che si dà nella mente e nel corpo dell’artista, a contatto coi suoi attrezzi e i suoi materiali, all’ordine formale che emerge da quel travaglio di emozioni e battute d’arresto, di opposizioni e risoluzioni, di intenzionalità che si flettono o si infrangono contro il muro dell’Altro, di tutto ciò che non ci appartiene ma ci usa per raccontarsi, come ci descrive l’artista.
Questa tensione tra momento contemplativo, gestazione, e venuta alla luce finale è per noi il punto di vista da cui guardare al suo lavoro, essendo la fattispecie del suo cammino d’arte contrassegnato da tale ininterrotta sottolineatura: il quadro non c’è quando ci sono io, il processo e il quadro sono i protagonisti, i due capi opposti della corda, di questa tensione.
Mettere l’azione della pittura al centro, non solo come funzione atta a definire una forma ben fatta, ma soprattutto come una battaglia impervia dove si vince quando si perde, in cui ci si mette in gioco come esseri umani a tutto tondo, e ci si ritrova davanti a delle biforcazioni più profonde di quelle puramente linguistiche, esistenzialmente e spiritualmente, è secondo la nostra lettura, il solo valore aggiunto che avremmo potuto dare.
Sospingere l’osservatore verso la linea di fuga all’indietro e quella prospettica in avanti che la pittrice ha precorso e percorso. Farlo partecipare all’energia che connette l’informe personale, al fissarsi conclusivo di un processo che continua altrove, in un altro quadro, come parole di un unico Discorso, che si trasferiscono su altre pagine ma dicono la stessa cosa.
Incorniciare l’artista come essere umano, un po’ cavia delle sue pulsioni, un po’ tramite del sentire di tutti, e teatralizzarlo, cioè renderlo visibile, anche in sua assenza, come un fantasma che è lì tra noi, per ogni momento in cui è durato il suo pellegrinaggio verso l’opera che vediamo infine appesa.
Abbiamo, come si diceva nella presentazione, mostrato il suo eremo, il luogo in cui prega col colore, grazie al colore e a tutti gli oggetti che facilitano o rendono possibile un pregare sincero.
Destinando a ogni zona del nostro Studio la fase che ogni colore ha richiesto all’artista: la parete marina dei blu, quella verde, quella dorata, quella rossa, quella gialla, quella bianca e quella nera. Preghiere intonate, canti di uno stesso salmo, lasciando ai piedi del quadro delle prove colore su piccole tele che precedono la stesura sulla tela finale, con accanto i pigmenti nella loro purezza pre-lavorata, dentro a quel vasetto di vetro usato nel laboratorio di colori, quando stanno in semplice esposizione.
Il solo guardarli accende una luce improvvisa nell’occhio, spogliando ulteriormente gli strati dell’opera, fino a raggiungere il “colore del colore”, come abbiamo insistito a rimarcare dando il titolo della mostra a questa espressione.
Anche per questa ragione abbiamo inserito nel catalogo delle pagine bianche a separare le sezioni del colore, per pulire l’occhio dall’impatto col colore precedente, per prepararsi ad essere pienamente aperto a ricevere quello successivo. E anche per far sedimentare l’esperienza del quadro, in quanto tale, evitando la modalità da catalogo di vendite delle opere, preferendo una seconda fruizione, terza, quarta, come fosse ogni volta la prima.
Ci siamo limitati a questo, rispetto ad altri racconti possibili, come una forma di filologia che era dovuta, un leggero passo verso la dimensione in cui l’artista genuino, come secondo noi è senza dubbio Cecilia, si tuffa quando dà voce a cose che non si possono dire, a sensazioni che non si possono mostrare, a movimenti dell’animo che stanno sempre dietro ciò che vediamo e mai davanti. L’opera, dunque, è solo il terminale di questo Cammino, l’ultima tappa di una Via Crucis, dolorosa, e a volte gioiosa come una festa pagana, che chi ha cominciato a percorrere può testimoniare solo così.
Galleria opere
Bassorilievo materico, stucco e pigmenti
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, acrilico e pigmenti su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, acrilico e pigmenti su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, acrilico e pigmenti su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, acrilico e pigmenti su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tempera su tela
dim 100 x 150 cm
Tempera su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Bassorilievo materico, stucco e pigmenti
dim 100 x 120 cm
Tecnica mista, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Pigmenti a secco su tela
dim 100 x 150 cm
Tecnica mista, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 150 x 150 cm
Tecnica mista, pigmenti e acrilico su tela
dim 100 x 100 cm
Tecnica mista, pigmenti e acrilico su tela
dim 100 x 100 cm
Tecnica mista, pigmenti a secco e acrilico su tela
dim 100 x 100 cm
Tecnica mista, pigmenti e acrilico su tela
dim 100 x 100 cm
Tecnica mista, sale, acrilico su tela
dim 100 x 120 cm
Tecnica mista, sale, acrilico su tela
dim 100 x 100 cm
Tecnica mista, sale, pigmenti, acrilico su tela
dim 100 x 150 cm
Curriculum
Cecilia Maraviglia è nata a Milano nel 1964, città in cui tuttora vive e lavora. Formata come danzatrice, insegnante Feldenkrais e terapista cranio-sacrale, ha sviluppato nel tempo un approccio multidisciplinare e integrato, che attraversa in maniera trasversale sia la sfera terapeutica che quella artistica. Dopo una vita dedicata allo studio e alla pratica nell’ambito della cura e delle arti performative, negli ultimi anni si è improvvisamente e intensamente rivolta alla pittura. Partita da esperimenti amatoriali di disegno figurativo e pittura a olio, frequentando corsi serali all’Accademia di Brera, ha rapidamente maturato una sensibilità pittorica sorprendente, personale e originale, passando dalle copie dal vero a una cifra stilistica via via più astratta. Il tema dell’errore come variazione rappresenta un elemento centrale della sua ricerca: inteso come un segnale di processi più profondi, l’errore diventa un’occasione per ascoltare e tradurre dinamiche nascoste, un principio che guida il suo lavoro creativo. Questa prospettiva, che considera la casualità e l’imprevisto come punti di svolta, si è rivelata fondamentale nel suo percorso artistico. Prima di approdare alla pittura, Cecilia l’aveva già applicata in ambiti come la danza contemporanea, il teatro di strada, le arti marziali e, successivamente, il lavoro come terapista e insegnante. Oggi, questa visione costituisce la cifra stilistica distintiva delle sue composizioni pittoriche.
Contatti